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Una botta pazzesca di adrenalina: non c'è frase migliore che possa descrivere tutte le sensazioni che ho provato durante il mio primo giro in moto.

Sono trascorsi più di cinque lustri ormai, eppure me lo ricordo ancora bene: in realtà, all'epoca, - parlo dei primi anni novanta -, non ero completamente a corto di esperienza. Avevo già provato qualche mezzo a due ruote motorizzato, seppur abbastanza distante da ciò che viene solitamente definito con il termine "moto": hai presente il mitico Piaggio SI..?

Difficile che un ciclomotore con meno di un cavallo e mezzo, riesca a tirar fuori il motociclista nascosto in un incoscente ragazzino di 12 anni, abituato peraltro a fare i settanta allora in bici rischiando l’osso del collo nella discesa più ripida e trafficata del paese. Il mio angelo custode all'epoca non stava certo a girarsi i pollici, e un giorno (spero ancora molto lontano) dovrò ripagarlo di tutto il lavoro svolto per salvarmi la pellaccia.

Così quando il mio caro amico d’infanzia Fabrizio, mi offrì l’opportunità di provare la motoretta regalatagli dal padre in occasione del suo 14° compleanno, per me fu cosa inaspettata, ma certamente assai gradita. Si trattava di una Cagiva W4 di colore blu, una piccola enduro stradale con motore due tempi da 50cc, prodotta dalla celebre casa dell'elefantino negli anni a cavallo fra il 1991 e il 1996. Questo piccolo gioiellino italiano, piacevole tanto sul piano estetico, quanto su quello prestazionale, riscosse un discreto successo fra i 14enni di quel periodo, ed anche io, ricordo che restai quasi subito affascinato dalle sue linee pulite.

Era certamente il mezzo più impegnativo che avevo mai guidato, non solo per la sua capacità di sfiorare gli 80 km/h, ma anche per l'altezza - elevata perfino per un ragazzino di generosa statura quale io ero -, e del voluminoso serbatoio da 14 litri. C'era inoltre da fare i "conti" con il cambio a cinque rapporti, la frizione manuale e con un peso maggiore di una quarantina di kg rispetto a quello del "SI". Oggi a distanza di 26 anni, dopo aver provato molte delle moderne maximoto e aver percorso migliaia di km in sella, sorrido quando ci ripenso: ma questo era.

Leggendo le mie prime riviste di settore, avevo imparato la disposizione dei vari comandi, comune a quasi tutte le moto stradali, e mi ero fatto l'idea che non doveva essere poi così difficile coordinare i movimenti necessari alla guida e mantenere al tempo stesso l'equilibrio. Insomma in fin dei conti se ci pensi bene, guidare una bicicletta richiede un impegno maggiore, dato che per avanzare bisogna necessariamente pedalare.

L'entusiasmo di chi aveva già guidato la W4, aumentò la mia curiosità e il desiderio di provare. Ero indubbiamente agitato ma salii in sella con commediante disinvoltura: Fabrizio era seduto dietro, pronto a recuperare la situazione qualora ce ne fosse stato il bisogno. Il suo peso non fu un problema per me, anzi, la compressione dell'ammortizzatore posteriore, mi consentì un migliore appoggio a terra dei piedi.cagiva w4 rosso

Il motore della piccola Cagiva era già acceso e girava impercettibile al minimo: mi bastò ruotare un pò l'acceleratore per svegliarlo e preassaporare il suo sound grintoso. "Tira la frizione e metti la prima spingendo il pedale del cambio verso il basso" proferì Fabrizio, ma prima che lui avesse finito la frase, la marcia era già inserita. Dovevo imparare a dosare la frizione e l'acceleratore, e il primo tentativo di partenza inevitabilmente fallì, così come il secondo. Decisamente meglio andò invece il terzo, dato che riuscii finalmente a mollare gli "ormeggi".

Una volta partito, aprii istintivamente il gas e qualche istante dopo mi trovai al regime giusto per innestare la seconda marcia. Sapevo che il colpo di folle era in agguato e, con un secco e deciso movimento del piede, riuscii ad evitarlo. Ho sempre amato la guida pura, quella fisica, fatta di azioni e reazioni, e compiere per la prima volta quei gesti mi diede un gran gusto.

Il piccolo monocilindrico italiano era abbastanza scattante, ma decisamente equilibrato e prevedibile...l'ideale per un neofita ! Le marce, corte, come si conviene ad una moto da fuoristrada, favorivano i regimi medio/alti, e il tipico sound metallico del motore due tempi era dunque una piacevole costante che contribuì, insieme alle vibrazioni e al vento in faccia, a svegliare la mia libido. Il giro durò pochi minuti, percorremmo un rettilineo di circa 100 mt, ma fu un'esperienza così intensa, che quando scesi dalla moto tremavo come una foglia e avevo un ampio sorriso da ebete stampato in faccia. Me lo portai appresso per almeno un paio di giorni, ma anche a distanza di qualche mese, tutte le volte che raccontavo l’esperienza, quel sorriso automaticamente si riaccendeva.

Era l‘estate del 1991, la Guerra del Golfo era finita da circa sei mesi e l'informatico inglese Tim Berners-Lee, aveva da poco messo online il primo sito web della storia. Nella classe 500 lo statunitense Wayne Rayney si accingeva a conquistare il suo secondo titolo mondiale consecutivo, battendo l'australiano Mick Doohan. Nelle classi 125 e 250 invece, i due eroi nazionali Loris Capirossi e Luca Cadalora erano protagonisti di una stagione strepitosa, che di li a poco li avrebbe incoronati campioni del mondo, e io...beh, io avevo appena capito che le moto sarebbero diventate una bellissima costante della mia vita !

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